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LE DONNE NELL’ARTE – Artemisia Gentileschi

01 Apr

Delle poche protagoniste femminili, nella storia dell’arte europea, Artemisia Gentileschi, è senza dubbio la maggiore pittrice del Seicento, fra i massimi artisti italiani d’ogni tempo. Figlia del pittore Orazio Gentileschi, esponente di primo piano del caravaggismo romano, Artemisia nasce a Roma il 8 luglio 1593 e, fin da piccola, dimostrando di avere un spiccato talento per il disegno, inizia il suo apprendistato presso la bottega del padre, imparando il disegno, il modo di impastare i colori e di dar lucentezza ai dipinti.

Susanna e i vecchioni (1610), Artemisia Gentileschi.jpg

Susanna e i vecchioni (1610) - dipinto realizzato all'età di 17 anni -

I primi esercizi di pittura della giovane Artemisia ebbero per soggetto l’amica Tuzia e il figlio, che erano vicini di casa dei Gentileschi e che su invito del padre di Artemisia, dato che tra Tuzia e Artemisia era nata una bella amicizia, andranno ad abitare proprio in casa Gentileschi, al secondo piano del palazzo. Artemisia, ben presto ebbe modo di fare fruttare il suo talento precoce, che venne nutrito dallo stimolante ambiente romano e dal fermento artistico che gravitava intorno alla sua casa, frequentata assiduamente da altri pittori, amici e colleghi del padre.

Donna che suona il liuto (1609 -1612)

Donna che suona il liuto (1609 -1612)

Gli esordi artistici di Artemisia si collocano, per certi aspetti, sulla scia dello stile paterno, tipicamente caravaggesco.L’apprendistato presso la bottega del padre, Orazio Gentileschi, rappresenta per Artemisia, pittrice donna, l’unico modo per esercitare l’arte, essendole precluse le scuole di formazione Nel 1562 era sorta a Firenze l’Accademia europea del Disegno ma solo nel 1616 vi fu ammessa anche Artemisia.Il padre era molto orgoglioso delle doti artistiche della figlia e, in una lettera indirizzata alla granduchessa di Toscana

Cristina di Lorena così la descrive:

«questa femina, come è piaciuto a Dio, havendola drizzata nella professione della pittura in tre anni si è talmente appraticata che posso adir de dire che hoggi non ci sia pare a lei, havendo per sin adesso fatte opere che forse i prencipali maestri di questa professione non arrivano al suo sapere. »

Diana

Diana

Tra i pittori che frequentano casa Gentileschi c’è anche Agostino Tassi, pittore paesaggista, che insegna ad Artemisia l’arte della prospettiva. Purtroppo, il Tassi segnerà in modo drammatico la futura esistenza di Artemisia. Egli, infatti, che ha l’età di 33 anni, “invaghitosi” della giovane allieva di appena 16 anni, comincia ad avere delle mire verso di lei, ma, non essendo ricambiato, una sera del 1611, la violenta ribadendo, però, il suo amore per lei e promettendo di sposarla per rimediare al disonore. Artemisia, allora, decide di portare avanti una relazione con lui, finché non scopre che Tassi è già sposato e che, addirittura, egli ha anche una relazione con la sorella della moglie, cosa questa che, a quel tempo era considerata incestuosa. Artemisia, allora, confida la cosa al padre, che, però, deciderà di sporgere denuncia per stupro contro Tassi, circa un anno dopo il fatto. Lo stupro di Agostino Tassi su Artemisia Gentileschi da luogo a una delle cosiddette causes célèbres del Seicento, epoca ricca di artisti maledetti e bohemien. Il reato è ampiamente documentato dalle testimonianze raccolte al processo dell’anno successivo, iniziato nel marzo 1612 e durato sette mesi. Al processo, Artemisia spiega con lucidità e dignità i fatti, facendo una descrizione molto meticolosa della violenza subita.( per  i dettagli sul processo clicca QUI ). Alla fine, Tassi viene condannato per la deflorazione di Artemisia Gentileschi, la corruzione dei testimoni e la diffamazione di Orazio Gentileschi.

Certamente la carriera artistica per le donne, soprattutto al tempo di Artemisia, è sempre stata pressoché impraticabile, costrette nei limiti di natura culturale e familiare, che la società imponeva loro. Artemisia Gentileschi, che ebbe modo di fare fruttare il suo talento, è stata una delle poche donne “sfuggite” tra le maglie di questo rigidissimo sistema sociale.

OPERE DI ARTEMISIA

Allegoria della inclinazione (1615 - 1616)

Autoritratto come allegoria della Pittura
Autoritratto (1638 – 1639)
Autoritratto come martire

Autoritratto come martire (1615)

Artemisia Gentileschi  - Conversione di Maria maddalena

Conversione di Maria Maddalena (1615 - 1616)

Giuditta

Giuditta che decapita Oloferne (1620)

Giuditta e la sua ancella

Giuditta e la sua ancella (1618 - 1619)

Giaele e Sisara

Giaele e Sisara (1620)

La tormentata e affascinante storia di Artemisia, ha attirato, nel tempo, l’interesse non solo di critici d’arte, ma anche di scrittori, attraverso la stesura di romanzi attorno alla sua figura di donna e di pittrice.  La prima scrittrice che decise di costruire un romanzo attorno alla figura di Artemisia, fu Anna Banti, che, nel suo libro, intitolato Artemisia, scritto in una prima stesura nel 1944 e poi ripreso tre anni dopo, si pone in dialogo con la pittrice in forma di “diario aperto”, in cui cerca – in parallelo al racconto dell’adolescenza e della maturità di Artemisia – di spiegare a se stessa il fascino che ne subisce, e il bisogno che avverte di andare al di là – in un dialogo da donna a donna – delle limpide (seppur appassionate) valutazioni artistiche.Cinquant’anni dopo, nel 1999, la scrittrice francese Alexandra Lapierre affronta, ancora con un romanzo, il fascino enigmatico della vita di Artemisia, e lo fa a partire da uno studio scrupoloso della biografia e del contesto storico che le fa da sfondo. Anche la cinematografia si è interessata alla figura di Artemisia Gentileschi. Ricordiamo, in particolare, il film del 1977 della regista francese Agnes Merlet, intitolato Artemisia. Passione estrema, interpretato da una bravissima Valentina Cervi

Valentina Cervi

GUARDA IL FILM









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Pubblicato da su 01/04/2011 in Le donne nell'arte

 

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