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Archivio mensile:luglio 2011

Cinema – Tura Satana

E’ stata una icona hot vincente degli Anni Sessanta. Maggiorata, ballerina esotica e protagonista indiscussa nel cult movie di Russ MeyerFaster, Pussycat! Kill! Kill!, (nel ruolo della perfida Varla), fu il sogno proibito di tutti i ragazzini che ascoltavano Elvis Presley e si mischiavano agli adulti nei cinema a luci rosse. 

Tura Satana, il cui vero nome è Tura Luna Pascual Yamaguchi , nasce  a Hokkaidō (Giappone), il  10 luglio 1938, da padre giapponese di origini filippine, attore di film muti, e da madre statunitense di origini cherokee, scozzesi e irlandesi che di professione faceva la contorsionista. Tura, ebbe una infanzia difficile: proprio a causa della nazionalità del padre, ancora piccola, fu internata con la famiglia nel campo di concentramento di Manzanar, in California, dove negli anni della Seconda guerra mondiale vennero rinchiusi oltre 110 mila americani originari del nemico Giappone.  Dopo la liberazione, andò a vivere a Chicago, in un quartiere che lei stessa definiva «un po’ italiano, ebreo e polacco, praticamente il sobborgo mafioso della città». Tura, sviluppò i seni molto presto e, nonostante fosse una studentessa eccellente, fu spesso derisa dai suoi compagni della James A. Riis Elementary School per i suoi tratti somatici asiatici. Tura stessa racconta che, pur essendo diventata una campionessa di atletica, venne a lungo discriminata e maltrattata dalle compagne ed isolata dal resto del gruppo. Senza amiche, faceva sempre lo stesso percorso da sola per tornare a casa. Fu proprio in uno di quei giorni, quando aveva appena 9 anni, che un gruppo di 5 uomini la stuprò. Questo spinse la ragazza a imparare dal padre le arti marziali, come l’aikido e il karate per difendersi e, a 15 anni, riuscì a rintracciare gli uomini che l’avevano violentata e, secondo i suoi racconti, si vendicò di ciò che le avevano fatto subire.

A 13 anni si sposò con un ragazzo di 17 con un matrimonio combinato (era stato scelto un ragazzo bellissimo dai suoi genitori per convenienza, visto che lo stupro sembrava averla macchiata socialmente), divorziando nove mesi dopo. Dopo l’annullamento del primo matrimonio,  Tura sposerà John Satana nel 1951, dal quale prenderà il cognome.

Rinchiusa in un riformatorio, trovò lì le sue prime amicizie, entrando a far parte di una gang di ragazze, a Chicago, chiamata “gli Angeli“, che indossavano le stesse giacche in pelle, jeans e stivali.dei motociclisti.  Uscita dal riformatorio, viaggiò fino a Los Angeles sotto identità fasulla e riuscì a farsi assumere, mentendo sull’età, come cantante blues. Ma il mestiere di cantante non era redditizio e, così, cominciò a lavorare anche come fotomodella in costume da bagno e di nudo. 

Costretta a tornare a Chicago dai suoi genitori, a causa di un avvelenamento, che le provocò delle violente abrasioni cutanee, una volta guarita, cominciò a lavorare prima come venditrice di sigari e sigarette in alcuni teatri, poi, come ballerina di burlesque, diventando ben presto una delle spogliarelliste più esotiche sulla piazza che dide del filo da torcere a professioniste dell’epoca come Rose Le Rose, Tempest Storm, ecc.Raggiunta la maggiore età, a causa di una gravidanza, dovette rinunciare temporaneamente al suo sogno di fare l’attrice cinematografica e di essere diretta dal regista Harold Lloyd, che, appunto, le aveva promesso che avrebbe fatto di lei una star del cinema. Dopo la nascita della piccola Kalani, tornerà, però,  a sognare il cinema.

In quel periodo, Tura fu anche una delle primissime “fidanzatine” di  Elvis Presley. Appena diciassettenne, Elvis, rimasto affascinato da uno spettacolo dell’allora ventenne Satana, per «il modo in cui lei muoveva il suo corpo e teneva in ostaggio i marinai, come oggetti sessuali». le propose di sposarla, ma lei rifiutò. Si scambiarono comunque un anello per ricordarsi della loro relazione. La leggenda vuole che Tura abbia insegnato a Elvis come si bacia una donna, e che fino alla fine dei suoi giorni abbia indossato l’anello che lui le regalò.

Nel 1963 debuttò nel cinema, interpretando il ruolo della prostituta, parigina di origini nipponiche Suzette Wong, in Irma la dolce, di Billy Wilder con Jack Lemmon e Shirley MacLaine. Entrata in contatto con il regista Daniel Mann, lavorerà in due dei suoi film: Le cinque mogli dello scapolo (1963) con Dean Martin e il più conosciuto Il nostro agente Flint (1966). Nel film   interpreta la parte di una spogliarellista.Dopo aver interpretato alcuni film per la televisione, nel 1965 avvenne l’incontro che le cambiò la vita: Russ Meyer, leggendo un’inserzione sulla rivista Variety, la scelse per interpretare la parte di Varla nel suo Faster, Pussycat! Kill! Kill! (1965). Grazie a Meyer, Tura diventa Tura Satana, imponendosi con Haji e Lori Williams come protagonista. La pellicola, che racconta le avventure on the road di tre spogliarelliste alla fine del loro turno di lavoro, diventa prima un film underground e poi, dal 1994, un cult mondiale. Il personaggio di Varla, che appare in stivali, guanti e maglia nera aderente, è una spogliarellista a capo di una gang, che include altre due giunoniche ragazze, Billie e Rosie, a caccia di soldi e guai nel deserto, solcato a bordo di potenti automobili. Tra piccoli ranch e stazioni di servizio le tre delinquenti sequestrano, uccidono e riempiono di botte una serie di malcapitati.

 

Aggressiva, sessualmente disinibita, la sua Varla entra nei sogni degli americani puritani. Il film fu girato nel deserto al confine con Los Angeles, fra notti gelate e mattine assolate, e a Tura venne data persino la responsabilità legale dell’allora attrice adolescente del film, Susan Bernard, che venne messa sotto la sua protezione.

Grazie a questo film Tura divenne una vera e propria icona del genere exploitation, venerata dai fans e amata da registi come Quentin Tarantino.

Dopo il suo primo successo Tura comparve in altri B-movies, come The Astro-Zombies1968) e The Mark of Astro-Zombies (2002). Ma la sua notorietà resta legata alla figura vampiresca di Varla.

Tura Satana: Varla Tura Satana morirà il 4 febbraio 2011 a Reno, in Nevada, per un attacco cardiaco

 
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Pubblicato da su 21/07/2011 in Cinema

 

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FOTOGRAFIA – Edward Weston

 Nato nell’Illinois il 24 marzo 1886, Edward Weston è l’incarnazione della poesia applicata alla fotografia.Le sue risplendenti immagini, stampate in maniera sempre inappuntabile, ritraggono romantici paesaggi, primissimi piani di rocce, conchiglie, particolari di alberi e splendi ritratti (celebre è il nudo della sua amante Tina Modotti). Weston comincia a fotografare all’età di sedici anni. I suoi primi scatti li fa nei parchi pubblici di Chicago. La passione è forte e decide di intraprendere la professione di fotografo. Parte quindi per la California, dove inizia a scattare ritratti a domicilio.

Il suo primo stile fotografico è quello del Pittorialismo, stile fotografico importato dall’Europa, con il quale si tende ad elevare il mezzo fotografico allo stesso livello della pittura attraverso il “ritocco” manuale del fotografo per dare un senso “estetico” alla fotografia così da renderla un’opera comparabile a quella delle arti maggiori.A quei tempi molti credevano che la fotografia non fosse altro che una nuova classe della pittura e il tentativo di creare con la camera effetti pittorici crebbe, creando una serie di fotografie e fotografi molto simili tra loro; dando luogo ad una serie di “fotopitture” che non avevano nulla a che vedere con la naturalezza della fotografia.

ESEMPI DI FOTO PITTOREALISTE 

(The great wave, di Gustave Le Gray -1875)

Gustave Le Gray-The Great Wave.jpg 

(I wait, di Julia Margaret Cameron – 1860)

Nel 1911, Weston apre il suo primo studio fotografico ed inizia i suoi lavori che, grazie a numerosi riconoscimenti, lo proiettano verso la celebrità. Ma il lavoro che riscuote maggior successo è del 1922. Le fotografie scattate nell’Ohio presso le acciaierie ARMCO sono un ottimo esempio di foto-documento estremamente obiettivo. Nel 1920, Weston fa una revisione dei propri lavori, nei quali fino a quel momento aveva prevalso l’uso dell’effetto flou, lo sfocato artistico. Così già dai primi anni 20, abbandonando completamente le basi del pittorealismo si lascia ispirare dal nuovo ambiente che lo circonda, quello del modernismo, che riflette gli influssi delle avanguardie europee, soprattutto del cubismo, e le sue fotografie sono caratterizzate da naturalezza e semplicità, ma soprattutto da nitidezza e precisione. Con il suo nuovo stile, Weston cerca di mostrare al mondo il suo modo di “vedere” le cose. Con una quasi maniacale cura dell’immagine, cerca di cogliere l’essenza atemporale dell’oggetto, estraendone una forma pura e perfetta contrapposta allo sfondo che lo circonda…e che, a volte, risulta anche più “reale” dell’oggetto stesso, pronta per essere reinterpretata. Volendo usare le sue stesse parole “…con il massimo rigore; la pietra è dura, la corteccia di un albero è aspra, la carne è viva…”

Dal 1923 al 1926 Weston vive in Messico, insieme alla sua amante italiana Tina Modotti. Qui si appassiona alla causa rivoluzionaria messicana e lavora fianco a fianco con artisti e intellettuali locali che fanno dell’arte un mezzo di rivendicazione politica. Nel 1926 torna, definitivamente, in California. Sono di questi anni i lavori per cui è diventato famoso: ritratti, primissimi piani di forme naturali, paesaggi e nudi. Weston trasforma i soggetti fotografati in pure metafore visive degli elementi della natura: i primi piani di conchiglie, peperoni, cavoli; la serie di rocce e cipressi, fotografati astraendoli dal selvaggio paesaggio di Point Lobos; i nudi “incompleti”, estremamente sensuali, che non incarnano nient’altro se non se stessi; gli studi di cieli e nuvole… Si può dire che facciano tutti parte di quello che poi più avanti è stato definito “purismo Westoniano”.    

  

Nel 1932, insieme ad altri fotografi, tra cui Ansel Adams, fondò il Gruppo f/64 (chiamato così perché in genere usavano l’apertura minima di diaframma degli obiettivi che impiegavano per ottenere la massima profondità di campo). Questo gruppo di fotografi fondò un’estetica che si basava sulla ‘”perfezione tecnica e stilistica”: qualunque foto non perfettamente a fuoco, o perfettamente stampata, o montata su cartoncino bianco era “impura”. Si trattava di una reazione violenta allo stile sdolcinato e sentimentale che in quegli anni aveva reso celebri i fotografi pittorici della California. 

Nel 1946, Edward Weston comincia a soffrire di Parkinson e nel 1948 scatta la sua ultima fotografia a Point Lobos. Weston morirà a Carmel, California, il 1 gennaio 1958.

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Pubblicato da su 09/07/2011 in Fotografia

 

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FOTOGRAFIA – Tina Modotti

« Ogni volta che si usano le parole “arte” o “artista” in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo impiego che si fa di tali termini. Mi considero una fotografa, e niente altro. »

Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina ( sua madre la chiamava Tinissima), nasce ad Udine il 17 agosto 1896. Figlia di Giuseppe Modotti meccanico di idee socialiste e di Assunta Mondini cucitrice, è stata attrice del cinema muto, musa di grandi artisti come Neruda e Alberti, modella di Rivera e Siqueiros, ma, soprattutto, figura leggendaria e donna bellissima dalle molte vite. che ebbe un’unica grande vera passione: la FOTOGRAFIA. 

Poco più che ventenne, per contribuire economicamente ai bisogni della famiglia, Tina lavora come operaia in una filanda e, nello stesso tempo, conosce i primi rudimenti della fotografia nello studio dello zio Pietro Modotti. A diciassette anni s’imbarca per San Francisco per raggiungere il padre emigrante.ed inizia a lavorare in una fabbrica di tessuti, facendo contemporaneamente la sarta ed anche a recitare nelle filodrammatiche di Little Italy. All’età di 21 anni sposa l’artista e poeta bohèmien, Roubaix del’Abrie Richey, detto Robo, con il quale si trasferisce a Los Angeles. Entrambi amano l’arte e la poesia, dipingono tessuti con la tecnica del batik; la loro casa diventa un luogo d’incontro per artisti e intellettuali liberal. Roubaix, però, morirà di vaiolo in Messico cinque anni dopo. Tina arriva in tempo per i funerali e scopre, in questa triste occasione, un paese che a lungo l’affascinerà. Nel 1920 Tina inizia la sua breve esperienza cinematografica ad Hollywood ( interpreta The Tiger’s Coat, per la regia di Roy Clement e, in seguito, alcune parti secondarie in altri due film, Riding with Death e I can explain ) e posa da modella per i fotografi Jane Reece e Johan Hagemayer. Rientra a San Francisco per l’improvvisa morte del padre Giuseppe. Alla fine dell’anno scrive un omaggio biografico in memoria del suo compagno, che verrà pubblicato nella raccolta di versi e prose The Book of Robo  

  

Nello stesso periodo, Tina conosce il grande fotografo statunitense Edward Weston, il quale, da incallito seduttore che era, cede davanti a Tina, che era una donna non solo bella e attraente, ma che possedeva anche il dono della intelligenza delle donne di ampie vedute. 

Nel giro di un anno Tina diventa la modella preferita del fotografo e sua amante.

Weston impazzisce per lei, ne è gelosissimo, tuttavia la asseconda nel sogno anticonformista del libero amore.

E intanto la fotografa mentre prende il sole, completamente nuda, sensualissima, sulla terrazza della loro casa di Città del Messico, dove si sono trasferiti. L’incontro con il fotografo Weston nel 1921 fu l’evento decisivo per la sua carriera di fotografa.  

 

Uniti da un forte legame sentimentale, Tina e Weston si immergono nel clima politico e culturale postrivoluzionario e, sempre a Città del Messico, frequentano i comunisti rivoluzionari Diego Rivera, e Frida Khalo. Ben presto Tina diventa attivista del partito Comunista e, durante il suo più intenso periodo di attività politica, le sue foto vengono pubblicate sulla stampa politica. La sua simpatia per gli operai si legge chiaramente attraverso i suoi ritratti di uomini o donne al lavoro. Espressione della sua volontà di fotografia socialmente coinvolta è, ad esempio, il ritratto dei Due uomini che portano un grosso peso sulla schiena, da cui emerge la consapevolezza che il lavoro usurpa la  personalità e la individualità delle persone,

Campesinos, 1929  - foto by FONDAZIONE ITALIANA PER LA FOTOGRAFIA

Attraverso l’occhio della Modotti, nel ritratto Donna di Tehuanpec la protagonista è ritratta leggermente dal basso  e ha un aria regale nonostante il peso sulla testa che più che un carico appare come un’ornamentale corona.Donna di Tehuanpec

Nel 1924, una esposizione delle opere di Tina e Weston viene presentata al Palacio de Minerìa. 

La carriera fotografica di Tina Modotti è divisa, per alcuni, in due periodi: romantico e rivoluzionario. Il primo includerebbe il periodo trascorso con Edward Weston in Messico. Aprirono insieme uno studio di ritrattistica e viaggiarono per il paese incaricati di scattare immagini per il libro di Anita Bremmer, Idols Behind Altars. Nello stesso periodo venne scelta come fotografa ufficiale del movimento muralista messicano. Scattò molte immagini dedicate ai fiori. Il periodo rivoluzionario della sua fotografia sarebbe quello in cui fu più attiva politicamente. “La prima mostra fotografica rivoluzionaria in Messico” fu l’appellativo dato ad una sua mostra nel dicembre del 1929.  Fu l’apice della sua carriera di fotografa, e all’incirca un anno dopo fu costretta a lasciare il Messico. ( Fonte –© LiberaMENTE MAGAZINE 29 novembre 2009 ) 

Foto by FONDAZIONE ITALIANA PER LA FOTOGRAFIA 

Il Messico visto dagli occhi di Tina Modotti. 

Tina si iscrive a Soccorso Rosso (organizzazione mondiale avviata dal Comintern per sostenere le vittime dell’ingiustizia sociale) e alla Lega Anti- Imperialista (che attirò un gran numero di artisti, intellettuali e anche leader politici del calibro di Sandino e Nehru). Alla fine del 1925 Tina ritorna a San Francisco a visitare la madre malata. Ritornata in Messico, assiste alla manifestazione del 1° Maggio 1926 e mette in pratica le sue nuove idee sulla fotografia. Famose le foto di Parata di lavoratori. Importantissime nella sua carriera di fotografa, pubblicate su Mexican Folkways, aprono la strada ad una produzione artistica fortemente in relazione con i suoi interessi sociali e politici.  

Alla fine del 1926, la storia d’amore tra Tina ed Edward finisce e lui decide di lasciare il Messico. Lei ne soffre molto e i loro contatti proseguono per parecchi anni in forma epistolare. Nello stesso periodo, conosce lo scrittore John Dos Passos e l’attrice Dolores Del Rio, ed entra in amicizia con la pittrice Frida Kahlo. Sue fotografie vengono pubblicate nelle riviste Forma, New Masses, Horizonte. Nel settembre del 1928 diventa la compagna di Julio Antonio Mella, giornalista rivoluzionario cubano, con cui Tina vive un amore profondo e al cui fianco intensifica il lavoro di fotografa impegnata e di militante politica. Ma l’incontro con Mella è di breve durata, perché il 10 gennaio dell’anno successivo, Mella viene assassinato proprio mentre sta rincasando con Tina, Il delitto è stato compiuto da sicari prezzolati dal dittatore di Cuba Gerardo Machado. In un primo tempo, è la stessa Tina ad essere addirittura accusata del delitto di Mella per motivi passionali. Accusa che, però, viene dichiarata infondata, grazie anche a Diego Rivera che si batterà strenuamente per dimostrare la sua innocenza. Tina rimane fortemente indignata e scossa da questo dramma e deve inoltre subire una campagna scandalistica con cui forze reazionarie tentano di coprire mandanti ed esecutori del delitto politico. Partecipa alle manifestazioni in ricordo di Mella e, in segno di protesta, rifiuta l’incarico di fotografa ufficiale del Museo Nazionale Messicano. Si dedica alla militanza e al lavoro fotografico, realizzando un significativo reportage nella regione di Tehuantepec. All’Università Autonoma di Città del Messico il 3 dicembre si inaugura una rassegna delle sue opere, che si trasforma in atto rivoluzionario per il contenuto e la qualità delle fotografie e per l’infuocata presentazione tenuta dal pittore Siqueiros. La rivista Mexican Folkways pubblica il manifesto “Sobre la fotografia” firmato da Tina Modotti.

Nel 1930, Tina viene accusata, ingiustamente, di aver partecipato a un attentato contro il nuovo capo dello Stato messicano, Pasqual Ortiz Rubio, viene arrestata ed espulsa dal Messico. Si imbarca fino a Rotterdam con Vittorio Vidali e raggiunge Berlino.

Riprende l’attività fotografica, venendo a contatto con l’informazione giornalistica, in particolare con la stampa popolare di Willy Münzerberg, quotidiani e periodici:  “Arbeiter – Illustrierte – Zeitung” alcuni dei quali pubblicano foto di Tina.

Sempre nel 1930, Tina parte per Mosca e, nella capitale sovietica, allestisce la sua ultima esposizione di fotografie, lavora come traduttrice, scrive opuscoli politici, ottiene la cittadinanza e diventa membro del partito. Nel 1936, allo scoppio della guerra civile spagnola, con il nome di Maria  si trova a Madrid assieme a Vittorio Vidali, che assumerà lo pseudonimo di Carlos J. Contreras, Comandate del Quinto Reggimento. Lavora negli ospedali e nei collegamenti e si dedica ad attività di politica e cultura scrivendo sull’organo del Soccorso Rosso Ayuda. Dopo la sconfitta spagnola, Tina giunge a Parigi con Vidali e, da lì, insieme a lui, rientra in Messico, dove conduce un’esistenza difficile vivendo di traduzioni e partecipando ad attiva di soccorso dei reduci. Lavora anche nell’Alleanza internazionale Giuseppe Garibaldi. Il 5 gennaio 1942, Tina muore misteriosamente dentro un taxi a Città del Messico. 

 

 

 
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Pubblicato da su 07/07/2011 in Fotografia

 

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Notizie – Miss Italia nel Mondo 2011

E’ dell’Amazzonia la nuova Miss Italia nel Mondo 2011.

Si chiama Silvia Novais ed è nata a Bahedia Salvador il 4/12/1986. Alta 1.77 m, ha capelli ed occhi neri. È diplomata come insegnante di educazione fisica e lavora di tanto in tanto come modella a San Paolo.
I bisnonni paterni, Maria Francesca Da Silvia e Francesco Milani, hanno origini italiane, di Firenze, in Toscana. Silvia però non conosce bene la loro storia: i contatti non sono stati mai molto frequenti e Silvia non era mai stata in Italia prima d’ora.

 
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Pubblicato da su 05/07/2011 in Notizie

 

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ARTE – Il Burlesque

 IL BURLESQUE 

Nato nella seconda metà dell’Ottocento nella Inghilterra vittoriana, e importato negli Stati Uniti, qualche tempo dopo, il Burlesque (termine derivante dall’italiano, burla, che, a sua volta, nasce dalla parola latina burra, che significa “inezia”, sinonimo di “sciocchezza”, “cosa da nulla”, ecc,) è, agli inizi, un genere di spettacolo, basato principalmente sulla parodia di testi letterari dell’epoca, che si rivolge ad un pubblico proveniente dagli strati sociali meno abbienti. Per questo, il burlesque è stato anche denominato the poor man’s follies, le “follie dei poveri”. Affermatosi negli States, intorno ali anni ’40, come forma di spettacolo “alternativo” e più accessibile, rispetto ai grandi show in stile Folies Bergère, diventa, in poco tempo, un genere di culto con star di grande talento e richiamo.Il Burlesque trae ispirazione da varie fonti: l’exotica, il cabaret, lo striptease ed il circo, rielaborandoli e proponendo un mix unico di questi elementi.

Performers come Tempest Storm, Ann Corio, Lily St.Cir e la celebre Bettie Page sono tutt’oggi riconosciuti come simboli di trasgressione ed esotismo intramontabili, che suscitano immediatamente un immaginario underground e proibito.


 
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Pubblicato da su 01/07/2011 in Arte

 

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