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Eros Lingerie – Corsetti e Guepiere

La vita sottile ha avuto da sempre una importanza rilevante nella storia dell’attrazione erotica in parte perché associata alla idea della verginità e in parte perché collegata alla idea di fragilità e di sottomissione. Fin dall’epoca greca si riteneva che la colonna vertebrale non potesse reggersi se non con un’accurata fasciatura, e sappiamo che, fino al secolo scorso nelle nostre campagne, i neonati erano avvolti in bende strette, per raddrizzare la schiena e le gambe. Da qui, la invenzione del corsetto o busto, cioè di un indumento, prevalentemente femminile, composto di tessuto rinforzato da stecche, che entra come parte della moda già nel 1500. I primi busti, molto diversi da quelli che conosciamo oggi, erano in metallo con una lunga punta sul davanti, chiusi sulla schiena con una molla o una chiave. Uno di questi aggeggi è conservato a Parigi al Musée de Cluny. Ma i busti in ferro sparirono molto presto, a causa della loro dolorosa scomodità e furono sostituiti da stecche di balena o di vimini, infilate direttamente in un bustino di tessuto, oppure nel busto stesso della veste.

L’introduzione del busto fu coeva alla moda spagnola, arrivata in Italia dopo le conquiste di Carlo V, che cambiarono radicalmente il più libero costume rinascimentale, creando una figura femminile rigida e austera. Di solito, al busto veniva abbinata una sottogonna, detta verdugale o guardinfante, che dava alla sottana una forma conica o cilindrica.

L'infante Margherita (olio su tela di Diego Velázquez)

Durante il XVIII° secolo il busto fu un indumento molto scollato e attillatissimo in vita, associato, fino al 1770 circa, dal panier, una sorta di cesto ovale molto largo e stretto che costringeva le donne a passare trasversalmente dalle porte, camminando come gamberi.

Durante il regno della Regina Vittoria, il corsetto, pur subendo pesanti modifiche soprattutto dal punto di vista strutturale, ottiene un ampio consenso in quanto l’ideologia comune considerava l’essere femminile debole per natura e quindi inferiore. La donna, che era pensata come “donna angelo”, quasi alla maniera stilnovista, era ritenuta inadatta al lavoro, poteva praticare soltanto le professioni di insegnante o cameriera, governante (salvo eccezioni, vista la quantità di osterie, postriboli e donne di malaffare che si contavano nella capitale), inoltre non poteva possedere libretti bancari o conti correnti, non poteva divorziare, votare o esercitare diritti legali, non poteva neppure avere un’istruzione superiore.

Con il concetto della donna-angelo si viene a formare l’idea che il suo corpo fosse un tempio sacro da sorreggere e assolutamente inviolabile.

Tale idea ha il suo corollario proprio nel corsetto, che aiuta la colonna a rimanere dritta, spinge il seno verso l’alto, regalando un decolleté florido o, come si usa dire oggigiorno, prorompente e, allo stesso tempo, snellisce la vita e stringe i fianchi, donando una figura ad S considerata il canone estetico per antonomasia. Esso, però, limita grandemente la circonferenza della vita, che non deve superare i 40 cm.(il c.d. “vitino di vespa“, in contrasto con la larghezza della gonna).Si diceva, infatti, che una bella donna dovesse avere una vita che un uomo poteva circondare con due mani.

La difficoltà di indossare simili corsetti, che il massimo ritrattista dell’800, Thorstein Veblen, definiva strumenti di mutilazione, fu superata con l’invenzione dell’allacciatura “alla pigra”, che comportava una serie di lacci variamente incrociati che non necessitavano dell’aiuto di alcuno.

I materiali con cui erano prodotti i busti ad opera delle c.d. “bustaie” spaziavano dal semplice cotone fino a stoffe più pregiate come seta, damasco o broccato.

I busti potevano essere molto colorati ed elaborati, decorati con ricami, impunture, pizzi ecc., erano insomma dei piccoli capolavori. La scelta del busto, inoltre, era molto importante e questi venivano confezionati su misura e consegnati dopo ripetute prove: esso infatti andava portato per tutto il giorno, doveva quindi avere una certa comodità e non impedire eccessivamente i movimenti.

Si può dire che per una donna la scelta del busto era qualcosa di analogo a quella moderna della biancheria intima. Dal 1850 circa in poi nei corsetti venne introdotta anche una seconda allacciatura a gancetti sul davanti, simile a quella degli abiti, per facilitare le dame durante la vestizione e conferire all’indumento maggiore comodità e praticità.

Dopo l’illuminismo, che affermava la necessità di un corpo più libero, agile e naturale, e con la rivoluzione francese, il corsetto conobbe circa un trentennio di eclisse. Ma già attorno al 1830 ricomparve per durare tutto il secolo e parte del Novecento.L’uso del busto poteva comportare anche tragedie, come quella riferita da un giornale parigino nel 1850 i cui si dichiarava che una giovane donna, morta durante un ballo, aveva indossato un corsetto talmente stretto che le costole avevano perforato il fegato

Le dame eleganti dovevano avere un busto adatto ad ogni capo del guardaroba, con trine, nastri e tessuti pregiati. Se si considera che la moda ottocentesca pretendeva dalla donna un vestito per ogni occasione (da casa, da giardino, da visita, da carrozza, da passeggiata, da viaggio ecc.) è facile immaginare la dovizia di busti che doveva comprendere un guardaroba elegante.

Nemmeno lo sport, che cominciava ad essere praticato da uomini e donne alla fine del secolo, risparmiava il corpo dal busto. anche se con fianchi elastici e corsetti privi di stecche.Intorno al 1910, un grande riformatore della moda, Paul Poiret decise di rivoluzionare il campo sartoriale abolendo risolutamente il busto e ideando una linea stile impero, con la vita alta e la gonna stretta e lunga.Dopo molte polemiche le donne si adattarono a questo modo di vestire semplice e pratico, e il busto smise di torturare il corpo femminile. Alla fine della Seconda guerra mondiale, lo stilista Christian Dior lanciò il suo New look, che si ispirava ad una femminilità sofisticata e raffinata, con la gonna larghissima, le spalle tonde e la vita sottile.

Per creare i suoi abiti Dior usava imbottiture e telette rigide, ma stringeva la vita con la guêpière parola che deriva dal francese guêpe, vespa e che consiste in un bustino allungato con reggicalze e chiuso sulla schiena con una serie di ganci o lacci che assottiglia la vita.Non si trattava del ritorno al busto delle bisnonne, ma l’accessorio non era certo comodo, soprattutto per la donna che ormai si era lanciata sul mercato del lavoro. Difatti il new look ebbe vita breve, anche per la morte del suo creatore. Negli anni Cinquanta, piombarono in Europa le spigliate mode americane, che si ispiravano agli abiti sportivi dei giovani studenti. Balli come il rock’n roll non potevano essere adeguati a una vita costretta dal busto, che infatti sparì definitivamente.

Tuttavia alcuni creatori di moda ispirati dal movimento punk, hanno trasformato i busti in abiti veri e propri.

Gli stilisti Dolce&Gabbana, ad esempio, fecero appassionare la cantante Madonna col loro look trasandato e dotato di una forte carica erotica. In particolare, i due sarti lanciarono la biancheria che si poteva portare a vista, con corsetti ricamati, reggiseni a punta, corredati da stivali neri coi lacci. Era un modo per infrangere tabù e cliché che ebbe un enorme successo, Anche oggi nelle discoteche si porta il busto, come forma di attrazione erotica. Sicchè può affermarsi che il corsetto da mero accessorio della biancheria si è evoluto a indumento dell’erotismo moderno.

 

3 risposte a “Eros Lingerie – Corsetti e Guepiere

  1. dolceneralisa

    10/03/2012 at 00:50

    bellissimi….in effetti oggi sono usati molto a scopo di erotismo….

     
    • marco

      30/03/2013 at 08:56

      EROTISMO ECCEZZIONALE DIREI…

       
      • Daniele Melani

        16/09/2016 at 17:14

        un errore grammaticale in solo tre parole…da campione del mondo !!

         

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